MILLE PAPAVERI ROSSI

November 1, 2016

Sono giorni di importanti festività: Ognissanti il primo novembre - sopraffatta dalla "versione" laica e apotropaica di Halloween; la commemorazione dei defunti il 2 e una terza festività civile, il 4, a ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale: dal momento che quest'ultima festività non è più giorno di vacanza anche la sua memoria si è quasi persa, e con queste poche righe vogliamo tentare di porre rimedio a questa rimozione. "Inutile strage", "vittoria mutilata" tanti celebri dolorosi commenti oggi contribuiscono a sottolineare l'ingiustificato tributo di sangue che la Prima Guerra Mondiale chiese all'Italia - 651.000 furono i soldati italiani caduti - e non possono non tornare alla mente alcune tra le più belle pagine della letteratura italiana, da Ungaretti a Lussu a Rigoni Stern, che avvicinano al ricordo di quanto accadde cento anni fa anche chi non è uno studioso di storia. In questi giorni, o in qualunque altro momento, noi milanesi abbiamo anche un altro strumento, oltre ai libri di storia e di letteratura, per evocare i giorni della Grande Guerra: visitare il cimitero monumentale.

Milano non è stata teatro del conflitto ma ha dato un numero considerevole di caduti alla patria, una generazione di giovani e giovanissimi partita spesso con baldanzoso entusiasmo interventista, spentosi poi tra le fangose trincee del Carso o nel gelo delle nevi sull'Adamello: tra i viali del nostro magnifico cimitero, in questi giorni ancora più bello e pieno di fiori, possiamo trovare i nomi, i volti e le storie di umili soldati come di alti ufficiali, deposti in modesti colombari o in tombe decorate con importanti sculture; è facile riconoscerli: il dolore dei familiari arricchisce queste sepolture di frasi dolenti ed emblematiche mentre l'arte trasforma moschetti, baionette, caschi militari in straordinari elementi decorativi.

I primi caduti si incontrano subito, sotto i portici ai due lati del Famedio: qui un'infinita sequenza di cenotafi che ricopre interamente pareti, pilastri di sostegno e corridoi, ricorda i giovani le cui spoglie sono disperse tra i monti e le vallate in cui avvennero i combattimenti.

Entrati nell'emiciclo centrale si incontrano due importanti sepolture, che lasciano trapelare il diverso atteggiamento delle famiglie davanti alla terribile perdita di un figlio. La tomba del Capitano Carlo Bazzi rappresenta il defunto nel sonno della morte come un eroico antico cavaliere, solo la modernità dell'uniforme - a parte la spada - permette di contestualizzarne la morte in una guerra moderna. Uno straordinario dettaglio, il sacco a pelo arrotolato a mo' di cuscino che diventa da un lato una terribile gorgone, rompe il pacato equilibrio della composizione rivelando l'orrore della morte.

Per la famiglia Fossati il dolore per la perdita del giovane Luigi non trova consolazione nella gloria del sacrificio per la patria, e la drammatica scultura in bronzo, che mostra un corpo seminudo e scomposto, ne evoca la lunga agonia sul Montello, ricordata anche dall'iscrizione apposta sulle pietre che fanno da giaciglio al caduto.

Continuando il percorso tra i viali del cimitero si susseguono gli incontri con le sepolture di soldati della Grande Guerra e con le loro storie, un meraviglioso e dolente testo artistico che permette di non dimenticare le vite dei singoli uomini che hanno scritto, loro malgrado, intense pagine di storia.

Prenota quando vuoi il percorso "mille papaveri rossi" per il tuo gruppo, i tuoi amici e familiari.

 

 

 

 

 

 

 

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