SIAMO DELL'ISOLA

November 8, 2016

In una metropoli come Milano è difficile preservare un'identità di quartiere: viviamo in una città multiculturale e cosmopolita, soggetta a rapide ed evidenti trasformazioni nel tessuto sociale come nel tracciato urbanistico. Il post di questa settimana non vuole proporre nessuna lettura sociologica o politica della città, non è il nostro mestiere, ma vuole semplicemente mostrare il luogo dove OPERA d'ARTE è nata come Associazione Culturale e dove ha sempre avuto sede: lo storico, affascinante, e da qualche anno anche "di tendenza" quartiere Isola. Un quartiere dai confini variamente percepiti, ma grosso modo definibile all'interno di un reticolo viario costituito da grandi arterie come Via Farini (nel tratto oltre il ponte della ferrovia), Viale Stelvio, Viale Zara, Via Sassetti e il lungo tratto parallelo ai binari di Porta Garibaldi delle vie Pepe e De Castillia. 

Prima di tutto vanno date le ragioni del nome; per i non milanesi può suscitare qualche perplessità, vista la situazione geografica prettamente continentale della nostra città, ma per chi ha memoria della storia locale il nome è quanto mai adatto: l'area urbana chiamata isola è diventata in qualche modo tale alla fine del XIX secolo, quando la costruzione della ferrovia interruppe l'asse viario  che da Porta Comasina  (dal 1860 Porta Garibaldi) conduceva fuori città verso l'area lariana, staccando una zona già urbanizzata dal cuore della città, zona che aveva già dei confini naturali d'acque costituiti dal corso del Seveso  e della Martesana a nord e a est e da molte risorgive ad ovest.

Reso "isola" dalla ferrovia e dai corsi d'acqua il quartiere fu tutt'altro che isolato dal territorio circostante, Anzi, acque e binari sono state essenziali vie di comunicazione e linfa vitale per una fitta rete di attività artigianali, commerciali e industriali, che hanno reso il quartiere un popoloso luogo di lavoro e di residenza di operai e piccola borghesia artigianale e commerciale dall'ultimo ottocento in poi. 

La crisi della grande industria a partire già dalla fine degli anni Sessanta, con la chiusura o lo spostamento in altra sede di interi stabilimenti, ha generato anche all'Isola il comune fenomeno della presenza di grandi aree dismesse - nel nostro caso della Tecnomasio Brown Boveri -  che tra tentativi di sopravvivenza popolare e culturale (la Stecca degli Artigiani), degrado e anche speculazione, hanno ormai cambiato completamente volto. E il volto nuovo dell'Isola è sicuramente affascinante, all'ombra dei grattacieli del grande progetto urbanistico Porta Nuova - Varesine il quartiere ha mantenuto la sua anima originaria arricchendosi di arte, vita e creatività, confermandosi nel tempo come una delle aree urbane più interessanti di Milano.  

Dedicheremo numerose pagine del blog ai quartieri della città e alle loro storie; abbiamo voluto cominciare dall'Isola perché ogni giorno ne percorriamo le strade, e dell'Isola vi presenteremo prossimamente anche le eccellenze e architettoniche  e artistiche, dal cinquecentesco Santuario di Santa Maria alla Fontana al Bosco Verticale, passando per la Fonderia Napoleonica, le case di ringhiera, le dimore borghesi in stile liberty e il rivoluzionario razionalismo di Giuseppe Terragni.

A lunedì prossimo!

 

 

 

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