CACCIA DOMINIONI E LA RINASCITA DI MILANO

November 14, 2016

 

Domenica 13 novembre si è spento nella sua Milano Luigi Caccia Dominioni. Aveva quasi 103 anni, che avrebbe compiuto il 7 dicembre, giorno della festa di S. Ambrogio. La sua bella casa, proprio all’ombra della chiesa voluta dal grande vescovo e patrono cittadino, è uno dei suoi tanti progetti realizzati dopo lo scempio della seconda guerra mondiale, quando divenne uno dei protagonisti della ricostruzione della città. La sua scomparsa è occasione per ricordare le sue tante opere architettoniche significative che possiamo ammirare passeggiando per la città (tra gli edifici realizzati nell’immediato dopoguerra ricordiamo solo, oltre alla casa Caccia Dominioni di piazza S. Ambrogio, gli edifici per uffici in corso Europa, l’Istituto della Beata Vergine Addolorata in via Calatafimi, il palazzo di Santa Maria alla Porta) e per andare a vedere una significativa mostra che ci riporta a quegli anni cruciali.

 

Fino al 12 febbraio 2017, nelle sale di Palazzo Morando – Costume Moda Immagine (via s. Andrea 6), è allestita la mostra La rinascita di Milano. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione. Oltre 150 pezzi tra fotografie d’epoca, video, documenti, reperti bellici, oggetti di design, cimeli che testimoniano e documentano in maniera commovente un decennio di sofferenza, lotta e ricostruzione. La prima parte della mostra ci fa ritornare al terribile agosto 1943 e alle conseguenze dei bombardamenti che colpirono crudelmente la città, poi si apre una riflessione per immagini sulla vita quotidiana dei cittadini nell’ultimo anno e mezzo di guerra e infine un efficace approfondimento sul “ritorno alla vita”, che investe ovviamente architettura e urbanistica.  

 

Caccia Dominioni, che laureatosi nel 1936 dovette interrompere una carriera cominciata brillantemente per prestare servizio in guerra, nel 1943 si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e trovò rifugio in Svizzera. Tornato in patria al termine del conflitto riprese subito a lavorare, diventando, come già detto, uno dei protagonisti della ricostruzione. Impiegando il suo talento sia nella progettazione architettonica che nel design è stato testimone e artefice dell’evoluzione di Milano nella seconda metà del Novecento, e ci piace ricordarlo citando queste sue parole: "Mi sono sempre appassionato agli spazi piccoli e ho sempre dato l'anima per farli sembrare più grandi, ad esempio allungando i percorsi, contrariamente a una certa tendenza che tende a ridurli. L'ingresso diretto in soggiorno non lo amo perché non riserva sorprese, mentre il compito dell'architetto, io credo, è anche quello di suscitare un succedersi di emozioni... I miei ingressi, le mie scale, persino i mobili sono soluzioni urbanistiche...  

 

 

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