SANT'AMBROGIO VISTO DA VICINO

December 5, 2016

 Il 7 dicembre si avvicina, ci si prepara a festeggiare il nostro santo patrono con una puntatina agli "Oh Bej Oh Bej" , con la prima della Scala - se non dal vivo su uno dei maxischermi a disposizione in città - o magari con il primo week end sui campi da sci. E se andassimo proprio a Sant'Ambrogio? Niente di nuovo? Forse, ma la più bella chiesa cittadina - senza nulla togliere al nostro "eclettico" Duomo - non finisce mai di meravigliarci, e quando si riempie di luci e si veste a festa per ricordare il santo eponimo è una vera meraviglia. Se andiamo per la Messa solenne celebrata dal Cardinale sentiremo , come ogni anno, un sermone dal carattere insieme teologico e civile, perché chi siede sulla cattedra di Ambrogio almeno il 7 dicembre non può dimenticare la figura e il ruolo del grande santo, che prima di diventare servo di Dio era un fedele funzionario dello stato romano. Ma com'era Sant'Ambrogio? Cosa ci raccontano di lui le migliaia di immagini artistiche che troviamo in chiese e musei di tutta Italia e oltre? Ci raccontano episodi della sua vita, gesta storicamente attestate o miracolose, ma la sua immagine è per lo più idealizzante e stereotipata, e lo riconosciamo dallo staffile che compare per la prima volta sui rilievi di Porta Romana del 1171, ora conservati al Castello Sforzesco. Vero "defensor civitatis", in carne ed ossa allontanò gli eretici ariani da Milano, mentre in spirito, attraverso i secoli, aiuta i milanesi a cacciare i più diversi nemici - questo simboleggia lo staffile. 

Tralasciando questo particolare ed altri attributi iconografici, se siamo curiosi di sapere quali fattezze avesse il vero Aurelio Ambrogio da Treviri entriamo quindi nella Basilica di Sant'Ambrogio e senza farci distrarre, per quanto è possibile, dalla meraviglia della sua architettura solenne e armoniosa, capolavoro del romanico lombardo, percorriamo la navata destra fin quasi in fondo, dove troviamo l'ingresso al piccolo Museo della Basilica, che permette di accedere alla Cappella di San Vittore in Ciel d'Oro.

Questa piccola cappella a pianta centrale, fondata agli inizi del V secolo d.C. per ospitare le spoglie del martire Vittore, viene inglobata al resto della basilica nel corso del Quattrocento. Tralasciando il dibattito sulla effettiva destinazione del sacello e limitandoci a guardare verso l'alto incontriamo un magnifico "cielo" costituito da tessere musive in pasta vitrea dorata, che fanno da sfondo all'emblema che riporta l'effigie di San Vittore.

Nella parte alta delle quattro pareti laterali austeri personaggi togati fanno da contrappunto alla scintillante cupola e ci sono noti grati alle puntuali iscrizioni che, sotto i loro piedi ne riportano il nome. Nabore, Felice, Materno, Gervaso, Protaso e... Ambrogio: quattro martiri della chiesa ambrosiana (Nabore, Felice, Gervaso, Protaso) e due vescovi, Materno e ovviamente Ambrogio.

Ma in questa immagine lo vediamo finalmente come doveva essere: un uomo dalla corporatura minuta, addirittura gracile, scuro di occhi e di capelli, con barba, baffi e una leggera asimmetria nello sguardo. Così era il grande Ambrogio di Milano, come lo vediamo e come testimoniano sia le fonti scritte - primo fra tutti Sant'Agostino -  che l'analisi del suo scheletro, deposto in una teca in cristallo e argento nella cripta della basilica, mentre in origine riposava in un austero sarcofago in porfido conservato oggi nella parte più recondita della cripta stessa.

Grazie alle rilevazioni scientifiche sappiamo che Ambrogio era alto 1.63 cm e che soffriva di artrite alla colonna vertebrale. Il cronico stato infiammatorio doveva spesso rendergli molto penosi anche i più semplici movimenti causando addirittura reumi alla faringe, con conseguenti difficoltà a parlare in pubblico a lungo.

Se scienza e letteratura ci confermano la vera fisionomia di Ambrogio, poterlo vedere grazie al sincero ritratto realizzato da artisti pressoché contemporanei,e quindi possibili testimoni oculari, è ancora più interessante e commovente, ed è senz'altro un buon motivo per  tornare a visitare la chiesa simbolo dell'identità meneghina.

 

 

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