CHIARE, FRESCHE, DOLCI ACQUE

January 16, 2017

 Il titolo del post di oggi evoca immediatamente fantasie petrarchesche, ma non siamo in Francia, presso la fonte di Vaucluse che ispirò al poeta i magnifici versi della Canzone 126 del suo Canzoniere, bensì sempre a Milano, nel cuore del Quartiere Isola, di cui si era ripromesso di scrivere nuovamente, essendo il quartiere dove OPERA d'ARTE  ha da sempre la sua sede.

Le nostre "chiare, fresche, dolci acque" sono le acque che sgorgano nel Santuario di Santa Maria alla Fontana: oggi, come è noto, niente di diverso dall'acqua potabile dell'acquedotto comunale ma in origine pure acque di una delle tante risorgive di cui è ricco il territorio cittadino.

L'erudito scrittore duecentesco Bonvesin da la Riva, nel capitolo I, paragrafo III, delle sue "Meraviglie di Milano"  così vanta la situazione idrica della città: "...non vi sono cisterne né condotte che portino acqua da lontano; vi sono invece sorgenti naturali, ottime da bersi per gli uomini, limpide, salubri, comode, mai asciutte per quanta siccità vi sia, ed esse sono in tale abbondanza che pressoché in ogni casa vi è posta una bella sorgente, quella che si chiama un pozzo di acqua viva. Da quanto ho potuto ricavare da una ricerca accurata (...) sono più di seimila le fonti che ogni giorno forniscono ai cittadini acqua corrente; (...) di quest'acqua si può bere a volontà, senza che faccia alcun male: una volta bevuta essa scorre subito in tutti i pori del corpo grazie alla sua sottigliezza e leggerezza, e viene assorbita nel migliore dei modi. Anche nel contado vi sono limpidissime acque di sorgente (...)  oso anche dichiarare apertamente che la quantità di acque pregiate di cui disponiamo vale molto di più di tutta l'acqua e il vino insieme di certe altre città..."

Tra la acque limpidissime del contado andava annoverata senza dubbio la fonte di Santa Maria alla  Fontana, prima di essere inquinata nel 1877 a causa di un malaugurato incendio che devastò un adiacente deposito di catrame e di essere rimpiazzata con la normale acqua potabile. Un'acqua non solo pura e limpida, ma con proprietà terapeutiche, tanto da essere considerata miracolosa  fin dall'età tardo antica. 

L'origine del magnifico santuario eretto a protezione e custodia delle acque è invece rinascimentale ed è raccontata da un dipinto che ancor oggi è possibile ammirare sulla parete di fondo del santuario stesso. L'autore è ignoto e l'opera è stata oggetto di pesanti ridipinture, ma la lettura iconografica permette di individuare, ai piedi delle Vergine col Bambino, due frati e due uomini in abiti borghesi: uno inginocchiato rivolto alla Vergine e il secondo dall'aspetto malato con una mano appoggiata sul volto. I frati sono due frati minimi dell'ordine di San Francesco di Paola, custodi dalla metà del Cinquecento del Santuario e committenti della chiesa oggi sovrastante; i due uomini in borghese sono in realtà lo stesso personaggio, ovvero Charles d'Amboise, governatore francese dello stato di Milano dopo la caduta di Ludovico il Moro. Secondo la tradizione Charles d'Amboise, gravemente afflitto da dolori osteo-artricolari, trovò grande giovamento nelle acque della Fontana e per ringraziare la Madonna dell'avvenuta guarigione si fece promotore della costruzione  del santuario sopra la fonte miracolosa; in quest'opera ebbe il sostegno di molti membri dell'aristocrazia francese di cui si trovano gli emblemi araldici sui capitelli degli eleganti portici del santuario. 

Ma della raffinata architettura del sito e delle altre pregevoli opere d'arte che vi si trovano parleremo la settimana prossima...

Un  ringraziamento a Guido Maria Ratti, fotografo "isolano" doc, per le immagini pubblicate

 

 

 

 

 

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