MUSEOCITY: FACCE D'ARTISTA

February 28, 2017

Salendo all'ultimo piano della GAM, dove si trova la collezione Grassi, troviamo il volto intensissimo e quasi inquietante di Fausto Pirandello in un autoritratto del 1940.  Sullo scalone monumentale del museo avevamo invece potuto incrociare lo sguardo di Antonio Canova (anche se con qualche difficoltà, vista l'assenza di iride e pupilla): "il veneto Fidia", così lo definisce l'iscrizione incisa sul busto realizzato da Pompeo Marchesi, è tra l'altro a pochi gradini di distanza dall'Insubre Apelle, ovvero il pittore Andrea Appiani, sempre ritratto nel marmo dal Marchesi.

Forse non si tratta di capolavori assoluti, ma è comunque interessante cercare di vedere per una volta i volti di coloro che per mestiere hanno spesso ritratto altri volti, con i più diversi mezzi espressivi a loro disposizione.

Forse per questo la Galleria d'Arte Moderna  ha scelto di valorizzare, in occasione di Museocity, un piccolo ma pregevole dipinto di Carlo Canella: Ritratto del pittore Giuseppe Canella nel suo studio di Milano, databile intorno al 1837. 

L'artista è rappresentato intento nel suo lavoro in una vecchia stanza dal passato nobile, ma ormai trascurata. Attorno al pittore un disordine creativo e un po' bohémien crea un'atmosfera quasi romantica, accentuata dal chiaroscuro della stanza, illuminata solo dall'intensa luce che entra dalla finestra, da cui si vedono scorci di abitazioni popolari. Carlo Canella è il fratello minore di Giuseppe, e dal 1842 raggiunge a Milano il fratello che si era già distinto come abile e sensibile pittore di vedute urbane. A partire da quest'opera abbiamo costruito una visita guidata che avrà luogo domenica 5 marzo alle ore 15.00, a cui tutti i lettori del blog sono invitati, previa segnalazione telefonica o via mail entro venerdì 2 marzo alle ore 13.00

Se, approfittando di Museocity, si pensa di visitare anche la Pinacoteca di Brera o le Gallerie d'Italia, val la pena sostare un momento davanti ad altri due grandi artisti: a Brera troviamo il volto di Umberto Boccioni, che si autoritrae davanti a casa sua, in via Castelmorrone, una di quelle aree allora ancora suburbane che il futuro maestro del futurismo renderà protagoniste di capolavori come la città che sale, di cui sempre a Brera di conserva il bozzetto.

 Alle Gallerie d'Italia Giovanni Boldini rende invece omaggio a Giovanni Fattori, in un piccolo olio su tavola in perfetto stile macchiaiolo, in cui Fattori, con palandrana e cappello calato sul capo, è colto con grande immediatezza mentre dipinge nel suo modesto studio.  

 

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